giovedì 7 maggio 2026

Una Giraffa nell'armadio/12: A. Chavée, "Star buoni"

 ad Albert Ludé

un elefante si dondolava nella mia cucina
gli ho detto molto gentilmente
"qui non sei in un negozio
di cristalli
sei a casa di un poeta
impara a comportarti"
e saggiamente scomparve con delicatezza.

un elefante - bianco questa volta
cosa rara! -
si dondolava nel corridoio
e gli dico
"non sei a casa di un energumeno"
ed ecco che lui mi risponde
"scusi, signor poeta, scusi".

avrei potuto credere
di averla finita con gli elefanti
e vado nella mia camera da letto
d'abitudine
guardo sotto il mio letto
(sapete bene quel che vuol dire)
ci trovo ancora un elefante.

non mi sono arrabbiato
non ho creduto a uno scherzo
gli ho detto
"vieni con me a letto amico mio
vieni a dormire con me
ad ogni giorno basta la sua pena
ti concedo il beneficio del diritto d'asilo"
e mi sono addormentato
pacificatamente.

trad. E. Pini


Proviamo a decifrarla, questa poesia surrealista! Cogliamo la provocazione di chi talvolta dice: "Ma queste composizioni che vogliono dire? E se non vogliono dire nulla allora sono prive di significato! E come può essere bello qualcosa che è insignificante? Che senso ci trovi?".
Ecco, proviamo a decifrarla, questa poesia, anche solo sperimentalmente, in modo artigianale e difettoso, come per gioco, un po' alla stregua delle analisi semiologiche di Barthes o Greimas.
Se la bellezza di alcuni versi hanno una potenza immaginifica e ispirano bellezza al di là di ogni fissazione razionale del testo, ciò non vieta al lettore il tentativo, sempre imperfetto, della loro comprensione. 

La comprensione di un testo è un composta da un momento di analisi e da un altro momento di sintesi, che qui propongo a proposito di una breve poesia del poeta belga Achille Chavée (1906-1969), una storiella.
La composizione è divisa in quattro sequenze, di cui le prime tre apparentemente speculari e simmetriche nello schema narrativo: il poeta incontra un elefante in un luogo insolito della casa e ha una breve interazione con lui, finché in conclusione non lo invita a dormire con lui, nel proprio letto.
Proprio questa vicenda, molto semplice, appare al lettore carica di elementi clamorosamente paradossali e assurdi, come spesso nei testi surrealisti, tra cui la presenza inaspettata di un elefante in casa, il dialogo con l'animale e ovviamente la conclusione.
Ma non tutto ciò che assurdo non ha un significato.

Mi pare di poter rimarcare tre poli semantici, ovvero:

1. l'elefante
L'animale, tanto esotico e celebre per la sua stazza, fa riferimento al modo di dire "comme un éléphant dans un magasin de porcelaine", che corrisponde all'italiano "come un elefante in una cristalleria", come sottolineato ai vv. 3-4. Il detto è usato abitualmente per denotare una persona goffa, priva di delicatezza, se non rozza e impetuosa, ingombrante. Non per caso l'azione ripetuta dal personaggio è il dondolamento continuo. 
D'altra parte l'elefante nella seconda strofa è descritto come "bianco", il colore che rimanda alla purezza e all'innocenza, priva di macchia; una conferma di questa lettura è l'estrema gentilezza, ingenua e candida, con cui il pachiderma si scusa rispondendo al poeta.
In effetti il personaggio muta il proprio atteggiamento davanti alla richiesta del protagonista, si pone in modo più gentile, ma non riesce a mutare la propria natura e risulta ancora ingombrante.

2. il poeta e la casa del poeta
Il poeta è l'io lirico, riconosciuto in tal modo dall'animale. i luoghi, che sono in ordine la cucina, il corridoio e la camera da letto, sono le stanze della casa del poeta, come chiarito al v. 5. Non un luogo estraneo, non un luogo indefinito ma quello intimo del narratore, contrapposto tuttavia al negozio di cristalleria (vv. 3-5). Se quest'ultimo è il luogo dove dovrebbe stare l'elefante, luogo di disagio, fastidio e scomodità, la casa del poeta è il luogo, quasi grave e solenne, dell'appropriato, dell'etichetta, dove è necessario comportarsi in maniera dignitosa. Al v. 12 c'è un'ulteriore contrapposizione tra la dimora del poeta e "la casa di un energumeno", anche qui a evidenziare la differenza tra l'ordine curato e la forza disordinata. 
L'antitesi dei luoghi è riflessa  da quella dei personaggi del racconto, infatti nelle prime due strofe il protagonista rimbrotta a più riprese l'elefante, in un particolare rapporto affettato,  che si evince dagli avverbi "gentilmente" (v. 3) e "saggiamente" (v. 7),
La richiesta dell'io lirico alla figura bestiale inizialmente è chiara ed è esclusivamente una: siccome quello non è il luogo appropriato per l'elefante deve imparare a comportarsi, deve attenersi a una disciplina che limiti il suo carattere ingombrante, il suo incessante dondolare.

3. il riposo/l'intimità
Il sonno finale è la naturale conclusione e lo scioglimento degli avvenimenti. E' curioso notare come l'addormentamento riguardi esclusivamente l'io lirico, non l'elefante, ma il "pacificatamente" all'ultimo verso ribalta tanto il movimento dondolante delle prime due strofe quanto il contrasto tra poeta ed elefante. Il letto diviene il luogo della riconciliazione e finalmente la casa viene riconosciuta come lo spazio intimo del riposo. 
E' sotto il letto che il poeta nella terza strofa trova per l'ennesima volta l'elefante, quasi nascosto nell'angolo più recondito della casa, così vicino alla sua alcova. 
Questo scioglimento avviene non a seguito di un cambiamento o una trasformazione dell'elemento beluino, poiché l'elefante elefante rimane, ma passa esclusivamente dall'accettazione del poeta dell'entità estranea, che viene accolta fino al punto di essere invitata nel luogo più intimo della casa: il letto.

La dinamica e i tratti semantici di questa storiella ci conducono qui.
In estrema sintesi:
1. un elemento ingombrante, ingenuo.
2. un Io che lo respinge, ma se lo trova dappertutto, anche nei posti in cui desidererebbe trovare ordine, compostezza, riservatezza.
3. un'accoglienza finale, quasi una stretta nella propria intimità.

Qui finisco. Potrei ora lanciarmi nel proclamare nell'elefante la componente primordiale, istintiva o sessuale dell'essere umana, oppure la creatività e, perché no, l'aggressività o l'amore. Non sarebbe poi ora così complesso avanzare interpretazioni che ipotizzino cosa possa rappresentare anche il letto o la casa, ma qui finisco. Se il mio obiettivo era elaborare un'analisi sull'intreccio dei semi presenti, qui il lavoro è terminato, perché reputo che un testo di questa natura debba pretendere una lettura squisitamente personale, soggettiva, intima. Una composizione surrealista è una scatola magica in cui ognuno trae fuori qualcosa di differente e originale; allo stesso modo è una formula sacra creata dall'autore e rigenerata dal lettore: la poesia non nasce da un'azione singola, ma dalla cooperazione di entrambi.
Non mi è lecito dunque impoverire questi versi con la mia sola immaginazione, ma posso dire che stasera, ma anche domattina e oltre, farò posto nel letto al mio tenero elefante ingombrante.





giovedì 16 aprile 2026

16 aprile 2026 - A Celeste



quando ti bacio la fronte

è sera e ormai ti lasci alle mie braccia

quando ti bacio la fronte 

la camera è immersa nel silenzio tu

scarpe spuntate e dita raggrinzite 

distesa nelle tenebre

quando ti bacio la fronte

tu mi serri l’incavo tra l’indice e il pollice

e premi piccola come se fosse 

un pegno della mia presenza

la tua ricerca irrequieta e io

io ti bacio tre volte la fronte scostandoti 

qualche ciocca di capelli ribelle

e baciandoti la fronte

carezzo il tuo futuro: abbraccio

le tue cadute lavo via

le malattie così ti stringo 

per quando ti sentirai sola ti stringo 

per spegnere lo spavento

e ti lancio per quando amerai

con cuore pieno e le ali libere.

baciandoti la fronte

fisso con te il cielo nella pace estiva

scaldo i tuoi piedi nell’inverno che assidera

soffio via le tue nubi lontane

e così bacio la tua fronte:

carezzo tutti i tuoi giorni e i tuoi trionfi

li sfrondo uno per uno per uno

per uno per quando forse

non mi sarai che una stella lontana e lucente.

sulla tua fronte una piuma senza più peso

ti accompagnerà sempre.






domenica 22 febbraio 2026

Una Giraffa nell'armadio/11: Dora Maar, "Mon bonheur est pareil au silence"

 je vois le paysage inaccessible

la lumière est répandue

sa nuance parait éternelle

et l'heure de mon tableau

marquera pour toujours l'après-midi

mon bonheur est pareil au silence


guardo il paesaggio irraggiungibile

la luce dilaga

la sua sfumatura pare immortale

e l'ora del mio quadro

marchierà per sempre questo pomeriggio

la mia felicità è simile al silenzio


Dora Maar, 8 maggio 1932


Paul Delvaux, "Il ritiro", 1973