il vento trascina i capelli del crepuscolo
una mamma sfiora il grembo
e un soffio di carezze
scivola anche sino a qui
io che neanche ti conosco
e mi ritrovo a pensarti io
ai miseri dettagli conosciuti
a concepirmi il resto; così
è un mio mondo che mi ammanta
poi mi ammazza e tu
oltre una piccola porta arrugginita
non posso aprire
eppure so che sei.
l'aroma di nebbia mattutina che è panna
un cuscino dietro la mia nuca
quando m'accorgo che l'arena è mille
è uno e anch'io sono
un granello
di questo tempio anch'io
io che non ti conosco.
mi sei toccata in sorte, perciò non puoi
non esserci: sei tu la prova che io
ci sono e tutto si conforma
a questa vita acerba
che mi son costruito per accertarmi
di te. "lé,
a che pensi?"
"a niente".
niente
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