da Francis Ponge, "Il partito preso delle cose", 1942, trad. Jacqueline Risset
CHIOCCIOLE
Al contrario dei ciocchi, che sono gli ospiti delle ceneri calde, le chiocciole amano la terra umida. Go on, procedono con tutto il corpo incollato ad essa. La portano via, la mangiano, la defecano. La terra le traversa, essa la traversano. Si tratta di una interpenetrazione del miglior gusto perché, per così dire, tono su tono - con un elemento passivo, un elemento attivo - che si sposta e nello stesso tempo si nutre. (C'è altro da dire sulle chiocciole. Prima di tutto la loro umidità. Il sangue freddo. La loro estensibilità).
Da notare del resto che non si può immaginare una chiocciola uscita dalla propria conchiglia e che non si muova. Appena si riposa, rientra subito nel fondo di sé. Il pudore la costringe invece a muoversi non appena mostra le proprie nudità, non appena lascia vedere la propria forma vulnerabile. Non appena si espone, cammina.
[...]
Certo, portare ovunque con sé quella conchiglia è a volte un vero fastidio, ma non si lamentano e, in fin dei conti, sono contente così. E' prezioso, dovunque si sia poter tornare a casa e sfidare gli importuni. Ne valeva proprio la pena.
Sbavano di orgoglio per questa facoltà, per questa comodità. Come è possibile, che io sia un essere così sensibile e così vulnerabile, e allo stesso tempo così ben difeso contro gli assalti degli importuni, così padrone della propria felicità e della propria tranquillità. Da cui quel meraviglioso portamento di testa.
Insieme così incollata al suolo, così commovente e così lenta, così progressiva e così capace di staccarmi dal suolo per rientrare in me, e allora dopo di me il diluvio, una pedata può farmi rotolare ovunque. Sono ben sicura di rimettermi in piedi e di rincollarmi al suolo dove la sorte mi avrà relegata, e di trovarvi il mio cibo: la terra, il più comune degli alimenti.
Che felicità, che gioia perciò essere una chiocciola. Ma quella bava di orgoglio, ne impongono il marchio a tutto ciò che toccano. Una scia argentata le segue. E forse le segnala al becco dei volatili che ne vanno ghiotti. Qui sta il busillis, la questione, essere o non essere (vanitosi), il pericolo.
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Niente é bello come quel modo di procedere, così lento, così sicuro, così discreto; a prezzo di quale sforzo questo scivolare perfetto con il quale onorano la terra! Proprio come una lunga nave, dalla scia argentata. Quel modo di procedere e maestoso, soprattutto se si tiene conto, ancora una volta, della vulnerabilità, di quei globi oculari tanto sensibili.
[...]
Ma probabilmente le chiocciole non avvertono questo bisogno. Sono eroi, cioè a dire essere la cui stessa esistenza è opera d'arte - piuttosto che artisti, cioè a dire fabbricatori di opere d'arte.
Ma qui tocco uno dei punti principali della loro lezione, che non è del resto loro propria ma è posseduta in comune da tutti gli esseri a conchiglia; la conchiglia è parte del loro essere, e insieme opera d'arte, monumento. Dura più a lungo di loro.
Ed ecco l'esempio che esse ci dànno. Sante, fanno della loro vita opera d'arte - opera d'arte del loro perfezionamento. Il loro stesso secernere avviene in tale modo che si mette in forma. Ciò di cui è fatta la loro opera non comporta nulla di esterno a loro, alla loro necessità, al loro bisogno. Nulla di sproporzionato - d'altra parte - al loro essere fisico. Nulla che non sia per loro necessario, obbligatorio.
Così tracciano agli uomini, il loro dovere. I grandi pensieri vengono dal cuore. Perfeziònati moralmente e farai bei versi. Morale e retorica si raggiungono dell'ambizione e nel desiderio del saggio.
Ma sante in che cosa: nell'ubbidire precisamente alla loro natura. Conosci te stesso, quindi, prima di tutto. E accettati quale sei. In accordo con i tuoi vizi. In proporzione con la misura di te.
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| Victor Brauner, "Sdoppiamento vegetale", 1955 |

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