giovedì 16 giugno 2016

ciao!


CIAO! 

chi mi conosce sa che questa domenica sarà un SALUTO.
fra qualche settimana partirò per un'avventura, un'esperienza che definire straordinaria è dir poco, una lunga avventura.
sono ancora CURIOSO, nonostante i trent'anni, fanciullescamente curioso di capire il mistero della vita, la felicità del fragile, la semplicità dell'essenziale.
ecco: siccome tra impegni, corse e lavoro, il tempo si assottiglia sempre più, l'appuntamento di domenica sarà il nostro piccolo saluto, con ciascuno di voi, prima della partenza, e mi farebbe piacere che ci foste quanti più, per quanto sarà possibile.
quanto vorrei dire a ognuno, già lo scrivo.
la nostra FESTA, perché è così bello salutarsi senza dire nulla di più, nulla di retorico, nulla di superfluo. l'amicizia. 

un grande grazie a tutti di voi, per tutto...e diffondete, invitate, danzate! a domenica!



martedì 14 giugno 2016

aniconismo - live@ArciGuernica



sopraggiungevano i cavalli del tramonto
i tuoi capelli non si spegnevano nel vento
una cavalcata ancora un sorriso
ancora
e t'allontani come un treno senza mani
ma triste è già arrivata la notte
un ospite inatteso reclama dalla stiva
beve vino e non ama il silenzio
stelle che trapuntano la nostra foresta buia
nei nostri distretti orientali
che io quel giorno d'infanzia non risalii in sella
e a terra
lasciai la bicicletta

testo e voce: Emanuele Pini
musica e chitarra: Lorenzo Parenti
dalla raccolta "Nella Pancia di Dio"


performance tenuta durante la serata "Nemo Poeta in Patria" del 13 marzo 2016 presso il Circolo Arci "Guernica" di Bulgarograsso (CO). un grazie a tutti i partecipanti, a Matteo Pini per le immagini e a Francesco Pini per il supporto audio.

giovedì 9 giugno 2016

la regola del fagiano



ogni poesia sia introdotta dal canto di un fagiano:
ogni poesia
abbia come principio
il canto di fagiano.
a chi domanda "perché?" si risponda "come?".




entravo bambino nella casa di zio (secondo piano) e fissavo questo uccello che sembrava provenire da una favola dimenticata. la mia favola color fiamma e arcobaleno.
l'ultima traccia del paradiso.
tutto nasce tutto rinasce io creo io ricreo e questo mio fagiano canta nelle mie valli preadamitiche.
dove scorrono lunghi fiumi distesi di vino rosso tra prati di ortensie azzurre, di tulipani e papaveri, qui si sente limpida ancora la voce di questo fagiano in volo.




il pavone senza ruota, il diseredato, il mortale, 
ecco il fagiano che canta stonato, 
ma il sogno è il primo fondamento della realtà, diamine!
poiché noi rendiamo le luci felici!
noi inizieremo allora così, col canto del fagiano.
a chi domanda "come?" si risponda "perché?".



sabato 4 giugno 2016

la comparsa della lavatrice rossa


la prima anticipazione di IOB, lo spettacolo del prossimo 19 giugno.


 LA LAVATRICE ROSSA

la verità è che uno scende dalle scale di casa e incrocia una lavatrice rossa.
pensa: ma a che può servire una lavatrice rossa?
eppure è rossa e proprio il rosso ti incuriosisce e ti affascina.
l'evidenza che sia una lavatrice rossa.
forse anche tu eri una lavatrice rossa, vite fa, forse lo sei ancora, nella tua interiorità più intima; fatto sta che provi simpatia, per questa lavatrice rossa

anche le cose hanno sentimenti, anche le cose hanno bisogno di sentimenti.


tu dirai: ma che diavolo vorrà dire, questa lavatrice rossa? che senso potrà avere?
ecco, vieni il 19 giugno, alle 18.30 nella chiesa di S.Giacomo a Como e ne parleremo.
tu ci sarai?


sabato 28 maggio 2016

il luogo: la chiesa di San Giacomo


Siamo sul Monte Croce: da qui si vede bene la città di Como, la sua urbanistica, il centro, in cui troneggia il Duomo.
Ecco, vedete quella chiesetta a sinistra, la vedete?
Quella è la chiesa di San Giacomo, dove domenica 19 giugno ci sarà il mio nuovo spettacolo poetico, IOB.
Non è un luogo casuale e non è un luogo senza significato, dunque ecco alcune informazioni rapide.



Non si dispone di notizie precise sulla sua fondazione, le origini e le funzioni di questo edificio religioso non sono state ancora perfettamente chiarite,  ma il documento più antico che la menziona risale al 1144.
Edificata nel cuore del potere civile e politico della città di Como l'antica basilica costituiva con ogni probabilità il secondo elemento di una “cattedrale doppia”, una tipologia di architettura ecclesiastica presente anche in altre città dell'Italia Settentrionale.
La basilica di San Giacomo assunse presto una prevalente funzione civile divenendo sede delle assemblee pubbliche del comune.
L’antico edificio romanico era suddiviso in tre lunghe navate, divise da pilastri cilindrici con capitelli cubici. Le navate erano coperte da un tetto con capriate a vista, mentre il transetto era sovrastato da un tiburio. Erano presenti tre absidi, la maggiore delle quali, centrale, era dotata di nicchie e di una loggia esterna. Sicuramente la basilica aveva un campanile che forse faceva coppia con la torre del Broletto.



Questo finché il forte stato di degrado della chiesa e la crescente importanza della vicina cattedrale portarono, nel 1578, alla decisione di demolire parte dell’edificio.
Nel 1672 la parrocchia di San Giacomo fu assegnata da papa Clemente X ai padri della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, fondati tre anni prima, i quali godevano del sostegno del cardinale comasco Benedetto Odescalchi, il futuro papa Innocenzo XI. Nel 1798 e 1800 gli occupanti francesi soppressero anche la congregazione degli oratoriani e tutti i loro beni furono requisiti e messi in vendita. Negli anni seguenti San Giacomo, riaperta al culto, divenne una chiesa sussidiaria del Cattedrale.
Negli anni Settanta del Novecento la chiesa è stata oggetto di radicali interventi di restauro che hanno ripristinato molti elementi romanici, cancellando quasi completamente l’aspetto barocco.

 Non può che essere un luogo di poesia. 
Allora, siete pronti ad esserci?

giovedì 26 maggio 2016

sabato 21 maggio 2016

IOB - la grazia che danza


un'idea coltivata e maturata in due anni, o forse di più:

cosa vi potete aspettare?
parole suoni luci immagini
soprattutto persone soprattutto voci


l'ingresso sarà a offerta libera e l'intero ricavato sarà devoluto per i progetti delle missioni VOICA. 
grazie di cuore!

SIATE DUNQUE CURIOSI!




prendendo spunto da un midrash, un racconto della tradizione ebraica, secondo cui tutto il cosmo è mantenuto in vita da 36 giusti ignoti, 36 uomini saggi che si confondono tra la gente e alla morte dei quali d-o non si tratterrà dall'apocalisse, si narra di un giovane senza nome che vive su un faro. il faro illumina ogni notte le spiagge circostanti, sulle quali avvengono i grandi delitti umani, mentre il giovane legge e studia e medita. un giorno i malvagi arrivano a uccidere anche il giovane, ma alla morte di questo, dal momento che il faro si spegne con lui, anche i malvagi rimangono all'oscuro e l'isola si estingue nelle tenebre. 

IOB in ebraico è il “perseguitato”, oppure meglio “colui che sopporta le avversità”, in un orizzonte che lampeggia disperata disumanità. tutto questo attraverso una poetica polifonica e a tratti surrealista, alternata a riflessioni del giovane e a intermezzi artistici. dopo la poetica dell'amore e dell'arte affrontata con Eurydice, qui si analizza la tematica della verità, di questa bellezza definita "triste" che regge il mondo, della teodicea, sino ad arrivare al concetto dell'amore disperso, legge scientifica e filosofica che regola l'universo, e al regno di d-o. ma cosa è il regno di d-o?

e ora ricorda: domenica 19 giugno 2016 alle ore 18:30, presso la chiesa di S. Giacomo, in pz. Grimoldi, di fianco al Duomo, Como.

martedì 17 maggio 2016

ode al secolo presente

dove riposava la neve silenziosa:
lei le baciò lei
le fronde degli ultimi salici


lo si dà per assodato da decenni
così provo pure a ripetermela tra me
la lezione d'altri sommessa: babele
non si fermerà finché babele
crollerà s'indaffararono nel rabberciare
un monumento che facesse dimenticare
dell'uomo materia smarrita
ma non s'arresta il gigante

meglio l'oblio del dolore
per chi è nato schiavo
ma novembre non è il mese
per dipingere zanne di leoni

manovali schiacciati
manovali ammassati
consumatori consumati
e impacchettati che bevono bianco 
come fosse cicuta divorano
come non avessero più fegato
ad anestetizzare l'affanno
manovali imbambolati
manovali ammazzati


poi l'entropia
in origine era il verbo
perfetto tutto nel punto perfetto
la linea retta e parallela retta
colonna colonna colonna colonna
e nascesti
e le voci a moltiplicarsi le stagioni alzarsi
a camminare nelle notti
nella mattina onde contro
onde onde contro scogli onde
tutto volge alla complicazione
tutto ti si è disperso nella barbarie umana
che alla fine, ipotizzano, si risolverà
nel mondo ferito in cui il verbo
si dilegua
il tempio solenne rimasto al crepuscolo di capo sounion

il mostro è di ingranaggi minuti
"inghiottire fango in piccole prigioni private
prego" ma ci si abitua a tutto anche sotterra
alla morte dell'anima immortale


se ne uccidono mai abbastanza di poveri?
più uno è ricco più uno è stronzo poiché spesso
uno è ricco solo perché è stronzo
"parli da fottuto radicale
e sgarbato" e allora proclamatelo a voi stessi
all'anziano recluso in periferia di vita
alla baldracca accasciata spazzatura
al gesù di karthoum senza pasto
"io mi cibo degli altri" tutti
sbranano per esistere per essere
stati non basta più nulla
alla morale della sarcofagia
così carlomagno s'incoronò di sacro letame
pomposamente alla moda

niente paura non mangio bambini
nemmeno parlo di Cristo ma
guardatevi sono un uomo che incontra
le donne dei ricchi e poi le donne
di periferia sudate e stanche
passeggiata dell'ora d'aria nel centro commerciale
poi sulle panchine della stazione a fumare disperazione

ma il figlio dell'uomo avrà lingua nuova
tu sarai nuovo linguaggio
che alzi vento
ad abbattere il gigante golem
fango
fango
fango
non si sgretola la bellezza del petalo
amore insormontabile differenza
tra il seme e un sasso
i gigli del campo
eppure babele continua
che sembra che
solo il sole si schianti
in suolo d'esilio umano
in terra di babele





giovedì 12 maggio 2016

serenata spiccia

a concepire come tutte le cose
restano qua nella notte
qua fuori alberi tetti il vento fiori
celati il vento immoto e strade
la tenebra e le cicale
qua fuori quasi ad attendere cosa 
solo dio sa cosa
mentre m'attardo con voi anch'io
una sigaretta si spegne sull'asfalto silenziosa


j. mirò, musica nel crepuscolo, 1965

martedì 3 maggio 2016

"tristezza", con accompagnamento di Lorenzo Parenti


oggi mi sono ritrovato a ripetere ingenuamente uno dei passatempi preferiti della mia infanzia, ovvero osservare le formiche correre e affaticarsi. 
solo oggi ho osservato un comportamento lampante che non avevo mai notato: quando si incontrano sulla strada, verso il nido o il cibo che sia, le formiche, con un breve movimento dei musi, si salutano sempre; almeno loro.
ecco, io penso non siano molte le persone veramente tristi al mondo, ma non so neppure quanto siano quelle veramente felici.




sì io non sono triste
sì, non sono triste, io, sono felice
certo che son felice
mica sono triste
io, non sono triste stasera né mai
io sono felice, mica triste, di certo
sì, io non sono triste
sì, io non sono triste
sì, non sono triste
e non so neppure piangere poiché non sono
triste me lo ripeto sera e mattina
che non sono triste, davvero,
perché mai dovrei essere triste?
no, non sono triste e rido
rido, non sono triste
sì, io non sono triste
sì, io non sono triste, io non sono
triste


testo e voce: Emanuele Pini
musica e chitarra: Lorenzo Parenti
dalla raccolta "Nella Pancia di Dio"

performance tenuta durante la serata "Nemo Poeta in Patria" del 13 marzo 2016 presso il Circolo Arci "Guernica" di Bulgarograsso (CO). un grazie a tutti i partecipanti, a Matteo Pini per le immagini e a Francesco Pini per il supporto audio.