P. Soupault, Les Dernierès Nuits de Paris, X
"Credete che Georgette sia al corrente dei progetti di suo fratello?" gli domandai.
"Georgette? Voi pensate davvero di conoscere questa donna. Eppure non potrete mai comprenderla, perché proverete sempre il bisogno di fornirle idee e intenzioni. Georgette vive fuori da ciò che noi pensiamo sia lei stessa, tanto voi quanto io. Non ho mai potuto ammettere che lei non fosse che quella che capita, che obbedisce. Georgette è una donna: è tutto quello che potrei dire. Lei vive ed ecco tutto. Non sapete quale ruolo gioca tra tutte queste persone che avete incontrato in mia compagnia. Lo si potrebbe paragonare a quello di un feticcio o di una mascotte". Volpe d'improvviso divenne serio: "Se per una ragione o per un'altra le capitasse di sparire, che fatica..."
Il mattino freddo aveva procurato a Volpe la sola ebrezza di cui fosse capace.
"Ditemi dunque, quando Georgette s'allontana, avete notato che il giorno non è lontano. Se se ne andasse per sempre, ho l'impressione, e voi sapete che non mi lascio incantare, ho l'impressione che non ci sarebbero più notti".
Volpe si alzò e mi fece capire che se ne sarebbe andato in quel momento da solo e che non avrei dovuto accompagnarlo.
Pensavo, mentre mangiavo l'ultimo croissant del cestino, a quanto mi aveva detto Volpe e a questa affermazione che era incomprensibile e al tempo stesso perentoria: Georgette è una donna.
Era così che si spiegavano il mistero. E' con questa affermazione che volevano spiegare tutto. Io sorridevo scettico e tuttavia non potevo impedirmi d'essere soddisfatto io stesso di questa spiegazione.
Ripresi dolcemente il mio cammino, seguendo il cammino ascendente del giorno. Mentre il sole si alzava e mi veniva incontro, mi meravigliavo di poter vivere in mezzo al mistero senza stupirmene ogni secondo. Ammettevo che ci si abitua alle più strane circostanze e sorridevo di pietà pensando a coloro che rifiutano di essere dei cosiddetti sciocchi, che vogliono comprendere ogni cosa e che solo non sono capaci di distinguere il mistero quotidiano che li bagna tutti interi.
Durante questa passeggiata assolata e mattutina vidi crescere davanti ai miei occhi il Caso. Mi apparve come un personaggio potente e tuttavia molto vicino, che prendeva l'aspetto di migliaia di uomini. Era pure questo passante placido che veniva al mio incontro come questo tassista ubriaco e stanco, era Volpe e Octave, forse era una parte di me stesso. Cresceva sempre di più e presto conclusi che Parigi, la mia città, era una delle sue dimore preferite. Accettavo di credere il Caso universale ma a Parigi, più che dappertutto altrove, credevo di vederlo più facilmente, di toccarlo quasi con un dito. Erano, mi dicevo, le mani del tempo.
Il grande baccano del mattino e i forti profumi della primavera mi giravano attorno come per dare della ragione alla mia lucidità. Questo baccano, questi profumi erano i giocattoli del Caso, come tante altre cose, perché il Caso gioca di continuo e conduce il gioco. Sapevo bene, perbacco, che ci sono degli uomini che vogliono lottare con lui, degli altri che gli negano l'esistenza, ma anche altri che non contano che su di lui. Ce ne sono degli altri che semplicemente, incoscientemente forse, accettano i suoi ordini e quel mattino lì volevo essere come questi ultimi, più vicini a me, più forti.
Mi fermai sul ponte de la Concorde e considerai con affetto il gomito che forma la Senna. Sul fiume galleggiava una feccia di oggetti, di pezzi di legno, di resti innominabili che scivolavano verso il loro destino. Alcuni, stretti gli uni contro gli altri, si erano rifugiati in un piccolo golfo. La corrente li sollevava, li ricopriva ironicamente e talvolta ne afferrava dei frammenti per lanciarli in mezzo al fiume.
I miei occhi correvano da una riva all'altra. Talora il mio spirito risaliva la corrente e talora ci si abbandonava. Volevo cercare talora delle cause, dei motivi e talora accettavo volentieri la mia ignoranza, la mia semplicità.
Lontano, tra le torri di Notre-Dame, vidi apparire la primavera. Poi si alzò un vento, immenso, e si agitò come la più grande bandiera che avessi mai visto durante la mia vita.

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