sabato 5 gennaio 2019

tristan tzara, un pas en avant



un passo avanti
le labbra di pioggia
un passo avanti questa è una ninnananna per bambini in pelle ermeticamente otturati
una via in meno

un passo indietro
il dolore del prossimo
un passo indietro
dire quel che passa per la testa a patto che non lo sia invano

dire non importa cosa
senza disserrare le labbra
ci sono già state le labbra di pioggia
e siamo restati qui
non sarà per sempre così lo vedrà bene chi vedrà la fine
a patto che nessuno senta

il vento li asciuga
prima dopo
non importa come 



un pas en avant
les lèvres de pluie
un pas en avant ceci est une berceuse pour les enfants de cuir hermétiquement bouchés
une rue de moins

un pas en arrière
la douleur du prochain
un pas- en arrière
dire ce qui se passe par la tête pourvu que ce ne soit en vain

dire n’importe quoi
sans desserrer les lèvres
il y a déjà eu les lèvres de pluie
et nous en sommes restés là
ce ne sera pas pour toujours le verra bien qui verra la fin
pourvu que personne n’entende

le vent les essuie
avant après
n’importe comment

Tristan Tzara, Un pas en avant, "Grains et issues", 1935

martedì 25 dicembre 2018

la filastrocca di Marise


ieri la mia amica Suza della pediatria mi ha inviato questi auguri dalla sua piccola Marise, semplici e spontanei. la filastrocca recita più o meno così:

La Pace
Perché non c'è pace in Congo?
Sempre la guerra, sempre la guerra:
Autorità congolesi, perché questi disordini in Congo?
Noi vogliamo la pace, noi odiamo la guerra.
Per favore, noi siamo stanchi di vivere nella disperazione!
Noi dobbiamo costruire il Congo di domani:
Noi nasciamo nella guerra, noi cresciamo nella guerra,
Per favore noi non vogliamo morire nella guerra!
Vi ringraziamo.

perché, dove non si riesce più a credere, bisogna continuare a sperare. grazie, piccola Marise, e sì, un Natale di festa e pace a tutti!
MBOTAMA NA YEZU MALAMU NA BINO BANSO, BANDEKO!

mercoledì 14 novembre 2018

loyembo lokakatani - la mia filastrocca stropicciata


LOYEMBO LOKAKATANI

mbala moko azalaki mokonzi moko
molakisi alobaki na ye
“yema ndaku na yo”
lisapo ebandaki…
ndaku na ngai epesi besi mabele matane
likolo monene epesi mayi na ye
likolo bule ndaku na ngai eza moanza botaka
mpe litapi petepete basali motondo na ye
efelo na ye baza na potopoto mpe tufi
bayibi bakoti awa awa bayibi babimi
babimi na maboko na mpamba
moyi mpe nzembo basali ndaku
ngai nalia libanda
awa nalia elongo na banso
zambi awa eza eyenga awa
eza ndaku na ngai
eza na kuku te eza na ngbende te
se yango elalelo ebele na bosoto te
nafandi awa elongo na batu nkama elongo
na mindoto misato nkama
mopepe enyomi elongi na biso
lokola nkoto fololo
boye na ntongo nalamuki mabeneme
botali na moyi nsima na butu
o tango natikalaki na minzoto minso
“ndaku na yo eza trop na bosawa”
molakisi aseki kasi ngai
naza mokonzi na ndoto oyo
bongo soki  bokasi te
zambi boania na biso aleki mokolo moko te
alekaki mokolo moko te boania  na liboma na biso
batu zelo esalaki oyo
zelo mitane oyo emonani makila
esalaki oyo besi moko esalaki

oyo besi na motema mobeli oyo.




LA MIA FILASTROCCA STROPICCIATA

c’era una volta un re
gli disse la maestra
“disegna la tua casa”
la storia incominciò…
la mia casa bacia la terra rossa
bagnata da un cielo senza confini
blu la mia casa è nuda capanna
e un tetto formato da gracili frasche
le sue mura sono di fango e sterco
i ladri ci entrano ed escono
con un ghigno con mani aride
la casa è fatta di sole e di canti
io mangio fuori sul piazzale
qui mangio con tutti
all’aria aperta perché
qui è la festa la mia casa
non ha cucina neanche un suo divano
e neppure tante stanze da nettare e io
io ci vivo con cento persone trecentoventi sogni
il vento che accarezza i nostri volti
come mille fili d’erba
così mi alzo la mattina benedetto
dallo sguardo del giorno dopo il buio
in cui ogni stella mi ha cullato
la tua casa è così semplice
sorride la maestra ma io
sono il re di questo sogno
anche senza la corona
poiché la nostra saggezza non è
non fu mai saggia quanto la nostra follia
umana fatta di sabbia
rossa che sporca e sangue
e di un solo bacio           
di questo cuore ammalato.



giovedì 18 ottobre 2018

Tristan Tzara, L'Uomo Approssimativo


Questa traduzione certamente non è un lavoro senza difetti, al contrario si potrà ancora perfezionare col tempo, l'esperienza, la condivisione. 
Riconoscetele un solo merito: è la prima traduzione di questo testo di Tristan Tzara, un testo che resta di profonda poesia, di intenso surrealismo, di visionaria profezia.

Ringrazio chi vorrà leggere, chi vorrà comprendere, chi vorrà sentire, e ringrazio chi mi ha aiutato e supportato nella traduzione:
è stato così bello, così entusiasmante far tornare a parlare Tristan Tzara, tornare a riascoltare vivi e fulgidi i suoi versi, tornare a far sentire la sua voce attraverso le mie parole.

"io mi svuoto come una tasca capovolta"



TRISTAN  TZARA, L'HOMME APPROXIMATIF, PARIS 1931

incipit 
"le campane suonano senza ragione, e anche noi"

il canto dell'uomo approssimativo
"come me come te lettore e come tutti gli altri"

"io mi svuoto come una tasca capovolta"

il canto della radura

"di pagina in pagina"

il canto del bianco

il canto del quando

il canto dell'infanzia

il canto del licantropo

il canto della pietra, il canto della danza

"le ragioni del nostro tacere"

il canto del silenzio

il canto del nido, tra equilibrio e caos

il canto della consolazione

il canto della nascita

il canto della mano

il canto del cuore cacciavite

il canto dell'ultima luce

il canto dell'ultimo uomo

Tristan Tzara, L'Uomo Approssimativo, traduzione di E. Pini